Via Paul Liebl – Michel Schober al Pan di Zucchero – Civetta

Posted By on Lug 19, 2015 | 0 comments


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Pan di Zucchero-Shober_Liebl_Civetta La mia prima via di sesto, salita con scarponi rigidi, assieme a Nino e Nane. Ho trovato, nel tiro chiave, 3 chiodi. E' una salita impegnativa di 5°+ Ancor oggi, in molte guide e ripetitori, attribuiscono pass. chiave, difficoltà di  6°- / 6°.

Pan di Zucchero-Shober_Liebl_Civetta
La mia prima via di sesto, salita con scarponi rigidi, assieme a Nino e Nane. Ho trovato, nel tiro chiave, 3 chiodi. E’ una salita impegnativa di 5°+
Ancor oggi, in molte guide e ripetitori, attribuiscono pass. chiave, difficoltà di 6°- / 6°.

Gruppo del Civetta – PAN DI ZUCCHERO 2726 mt

 

Premessa: Bellissima via, bella roccia, linea impeccabile ambiente stupendo…
La mia prima via di sesto, salita con scarponi rigidi, assieme a Nino e Nane. Ho trovato, nel tiro chiave, 3 chiodi. E’ una salita impegnativa di 5°+
Ancor oggi, in molte guide e ripetitori, attribuiscono pass. chiave, difficoltà di 6°- / 6°.

Il Pan di Zucchero, si trova appena a nord della Punta Civetta e tra questa e la Torre da Lago. E’ visibile sia dal sentiero Tivan che da ovest, ove presenta una punta aguzza. Prima dell’impresa di Renzo Videsott e Domenico Rudatis il 19 agosto 1928, lungo lo spigolo Nord-Est furono fatti molti tentativi per arrivare conquistarne la cima. Fu raggiunta, per lo spigolo sud-est, da Hubert Peterka e Ludwig Hall il 16 agosto 1929, con una via a livello di difficoltà simili alla prima; scendendo a nord, completarono la prima attraversata. Attilio Tissi, Giovanni Andrich e Domenico Rudatis il 22 agosto 1932 per parete nord-ovest aprirono una via grandiosa e difficile. Più impegnativa per la continuità dei passaggi fu la via tracciata sulla parete est da Paul Liebl e Michel Schober il 24 agosto 1938. Ancra più impegnativa è la direttissima alla parete Nord-Ovest aperta tra il 23 e 26 agosto 1962, da Giorgio Radaelli, Bepi Pellegrinon, Vasco Taldo e Jasve Aiazzi. Per ultima sempre per parete Nord-Ovest la “Via dei Polacchi” di Roman Bebak, Janus Ferensky e Ryszard Kowaleski nei giorni 13 e 14 agosto 1968 raggiunsero la forcella sud della Cima aprendo un nuovo itinerario.

Primi salitori:  Paul Liebl e Michel Schober il 24 agosto 1938

Sviluppo: 370 m. Difficoltà: 4°, 5°, 6°- Tempi: h 3 circa

Avvicinamento:

Dal rifugio Coldai, per il sentiero Tivàn risalire alla base dello spigolo nord-est della Torre di Valgrande, costeggiare la parete est e superare lo spigolo Sud-Est. Seguire tracce di sentiero che portano alla base del Pan di Zucchero e attraversare all’estremità sinistra della Parete Est.

Attacco:

1° tiro: Si sale 2mt. dritti per poi continuare in obliquo verso dx fino a raggiungere l’estremità di una cengia. 50 mt 2°, 3°.

2° tiro: continuare a salire in obliquo verso dx fino a raggiungere un buon punto di sosta. 50 mt 3°, 3°+.

3° tiro: Si arrampica in verticale, fino ad arrivare sotto ad uno strapiombo. Si attraversa a dx per poi obliquare a sx. Da qui verso destra fino a superare un masso. 40 mt., 4°, pass. di 4°+

4° tiro: Attraversare a sx 3 mt. Arrampicare in verticale 2 mt;

5° e proseguire verso sx fino ad arrivare a un camino. Superare il camino 5° e con salita verso sx si guadagna la sosta.30 mt., 5°+, 5°-.

5° tiro: Su diritti per una placca, poi superare una fessura strapiombante fino a giungere ad un terrazzino 2 ch. e arrivare alla base di un camino. 30 mt. 6°-, 6°. Roccia solida, entusiasmante arrampicata.

6° tiro: Proseguire per dx della fessura diedro camino lungo la grande placca, e e arrivare alla sosta. 32 mt 6°, 6°-.

7° tiro: Sempre a dx per la fessura che incide la grande placca 5°-, superare uno strapiombo 5°-°; 2 ch., Prendere la fessura di sx pass. di 5°+,per arrivare ad un buon punto di sosta su gengia; roccia solida.

8° tiro: Salire in obliquo seguendo la fessura diedro verso dx. 30 mt. 4°+

9° tiro: , ora più facilmente Continuare a salire verso dxverso dx. Sosta. 30 mt 3°+

10° tiro: Attraversare verso sx per prendere una cengia da seguire sempre a sx. Sosta 25 mt. un passo di 3°, 2°, 1°.

11° tiro: Raggiunto lo spigolo 1°, lo si segue fino alla cima. 60 mt. 2°

Discesa:
Sviluppo 350 mt; la via di discesa coincide quasi completamente con la via di salita Videsott-Rudatis, Percorsa in senso inverso, con due corde da 40 mt., sono necessarie 10 calate di corda doppia per raggiungere la base.
1°) 20mt; dalla cima, in arrampicata libera, si scende alla forceletta tra le due cime del Pan di Zucchero.
2°) 7mt; si continua a scendere lungo il successivo canale sul versante Nord.Est (verso la Torre da Lago) fino ad un chiodo con cordini che si trova sulla sinistra.
3°) prima cd di 15 mt fino ad una cengia. 2mt a destra si trova alto chiodo di calata.
4°) seconda cd di 38 mt fino ad un terrazzino. 2mt a sinistra si trova il chiodo.
5°) terza cd di 13 mt fino alla forcella tra il Pan di Zucchero e la Torre da Lago. 1 m sotto la forcella chiodo.
6°) quarta cd di 38 mt. 4 m a destra 2 chiodi collegati da cordini.
7°) quinta cd di 25 mt. A sinistra e chiodi collegati da cordini.
8°) sesta cd di 38 mt, lungo il canale detritico della 4° LC. Altri 2 chiodi collegati con cordini.
9°) settima cd di 37 mt, fino ad arrivare all’ancoraggio sotto.
10°) ottava cd di 35 mt fino ad arrivare alla sosta con altri due chiodi collegati da cordini.
11°) nona cd di 20 mt fino alla sommità del diedro verticale di 7 mt della 2° lungh di corda. Cordini.
12°) decima cd di 38 mt. fino alla base del Pan di Zucchero.
Per traccia discontinua di sentiero si scende il ghiaione fino al sentiero Tivan.
Seguendo il sentiero Tivan, in senso inverso, si raggiunge il rifugio Coldai. Un’ora dalla base del Pan di Zucchero.

Dal libro:” Tra il silenzio delle pareti”.
Nino, Nane, e Bepi (il relatore), da due anni arrampichiamo, assieme, in cordata a tre. Sinergia, amicizia e affiatamento ci hanno portato ad essere inseparabili nel condividere le nostre avventure alpinistiche.
Saliamo da 40 minuti, il sentiero Tivan, che porta alla ferrata Alleghesi. Raggiunto il tratto, dove il sentiero supera lo zoccolo che porta alla ferrata, prendiamo la traccia che conduce al centro della base, parete est, del Pan di Zucchero. Salendo, osservo la parete assai liscia, repulsiva ma bella; mi entusiasmo, anche se sulle mie spalle gravita uno zaino colmo di viveri, ferraglia e quant’altro. Oggi, sono il terzo di cordata; decisione univocabile dei due amici, quindi sono destinato a fare lo sherpa.
Una settimana prima, Nino e Nane, mi hanno convinto di fare la via al Pan di Zucchero, ma essendo il più robusto, dovevo fare ed essere il terzo di cordata, per recuperare tutto il materiale.
Alla base della parete; guardo all’insù la parete. Mi scaturisce un sorriso e un pensiero: “anche se farò più  fatica nel portare e recuperare il materiale che serve per affrontare l’arrampicata, i tiri più duri, se li giocano i miei amici: Nane o Nino”.
E’ la mia prima via di sesto grado.
Salgo i primi tre tiri di corda, con fatica ed equilibrio spossante dovuto dal peso dello zaino che gravita portandomi sempre verso il vuoto, ma tranquillo, libero dal pensiero di essere il primo di cordata. Inizio il quarto tiro; durante l’ascesa sento le voci degli amici che bisbigliano. Nel raggiungerli al posto di sosta, chiedo come mai sono li senza far nulla.
Nino mi risponde: “Vieni avanti, facciamo la sosta tutti e tre assieme qui!”.
Li raggiungo.  Mi chiedono se tutto va bene,  mi aiutano a togliere lo zaino dalle spalle, mi danno da bere del the; intuisco che c’e qualcosa dai loro sguardi sornioni.
Senza aver tempo di parlare, mi bardano di moschettoni, cordini, chiodi e martello e con un risolino mi dicono: “E’ tutta tua!”.
Ribatto: “Come!!!”.
Un urlo all’unisono e tassativo degli amici: ”Vai!”.
Il cuore batte a mille. Per calmarmi e riprendermi dallo shock, mi stringo i lacci degli scarponi, tolgo la maglietta rimando a petto nudo.
Si mettono a ridere, una pacca sulle spalle e: “Vai Rambo”
Salgo a sinistra per raggiungere la base della fessura camino, poi su diritto fino a giungere la sosta.
I leccapiedi, dal basso mi urlano: “Bravo Bepi!”.
Mi raggiunge Nane e poi Nino.
Ora mi attende il tiro chiave: la placca di sesto. Il mio primo sesto!
Con calma, salgo usufruendo delle piccole tacche per gli appoggi. Nino mi urla di mettere un chiodo ma sono molto concentrato e non voglio perdere energie.
Mi trovo impegnato sulla placca di sesto a circa sette metri sopra della sosta; non trovo nulla da poter procurare o mettere un rinvio. Adocchio un chiodo arrugginito circa 3 metri sopra la mia testa. Decido dettato a livello psicologico, di lasciare la placca. Mi porto, in obliquo, alla mia sinistra verso la larga fessura. Raggiunta, mi avverto più sicurezza e avanzo in salita su roccia stupenda, solida e compatta.
Madido di sudore, arrivo finalmente dopo 10 metri al chiodo.
Mi sembra buono; per prudenza lo batto con il martello, emette un confortante suono.
Proseguo: ora mi sposto verso l’esterno della placca, ma quel tanto da poter appoggiare, il piede sinistro, all’interno della fessura.
Dopo cinque metri trovo il secondo chiodo. Passo il rinvio (moschettone, cordino, moschettone). Sono all’ombra, ma sono bagnato di sudore, come avessi fatto una doccia, mi riposo.
I due sotto, sono in silenzio; li saluto con lo sguardo; Nino m’incoraggia: “Dai che stai andando bene!”.
Mi stacco dal chiodo e punto verso la sosta. Meno male che il sole non batte sulla parete e percepisco un po’ più fresco.
Arrivo al passaggio chiave; un rigonfiamento proprio prima della sosta; è un parto di sesto. Questa volta, decido di usufruire del labbro sinistro della fessura. Salgo 2 mt., con spasmodiche spaccate larghe 170 cm, riesco a prendere un appiglio alla base della sosta, mi aggrappo a questo premo il piede destro sulla placca di dx, lo scarpone aderisce alzo mano sinistra sul labbro della fessura di sinistra. Urlo di gioia. Sono passato!
Un applauso da sotto.
Mi raggiunge raggiante Nino e con il suo solito bel sorriso mi avverte: Qui, inter non ci stiamo – “Vai avanti!”.   Non discuto.
Ora con questo tiro ci distendiamo completamente.
Proseguo a destra della fessura lungo la grande placca, sempre su roccia solida. Gli scarponi aderiscono bene anche alle piccole asperità. La concentrazione è notevole. Sento di stare bene e con più facilità arrivo alla sosta dopo trentadue metri di sesto inferiore con un tratto di sesto.
Nino recupera il Nane; in seguito li recupero entrambi al mio punto di sosta; raggianti ci abbracciamo. L’amicizia con il Nane è vera e forte. Sempre con Nino ci ha visto assieme nel salire le vie: Spigolo Abram al Piz Ciavazes. Poi noi due allo spigolo Castiglioni-Detassis della Pala del Rifugio – via Andrich alla Torre Venezia – via Comici al Salame di Sassolungo – via Schubert al Piz Ciavazes – via Preuss cima Piccolissima Lavaredo – via Roberta e il diedro Buhl al Piz Ciavazés.
Il Nino, ora prende in mano la situazione e fa il primo di cordata. La via sale a destra per la fessura con difficoltà di quinto inferiore, si deve oltrepassare uno strapiombo e poi si supera la fessura di sinistra per giungere fuori delle difficoltà una cengia. Nino supera elegantemente il tiro e raggiunta la sosta, il Nane assume l’iniziativa della cordata.
Velocemente arriviamo in cima.
Ci ritroviamo abbracciamo tutti e tre liberamente in vetta al Pan di Zucchero.

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